giovedì 6 gennaio 2011

NHA TRANG - VIETNAM

..........toi xin loi, ci dispiace..........aver fatto passare tanti giorni senza scrivere qualche parola sul nostro muoverci. La ragione è semplice, non ci muoviamo.
Da quando da Pechino, siamo arrivati ad Hanoi in Vietnam e da lì, essere partiti in tutta fretta per Nha Trang, 1000 Kl più a sud, per trascorrere il capodanno con due nostri amici italiani e le loro famiglie, sono passati, ad oggi 8 giorni e i nostri programmi vietnamiti hanno dovuto essere rimaneggiati. In un primo tempo pensavamo di seguire l'ordine geografico e, una volta ritornati ad Hanoi dopo le festività, muoverci verso sud per attraversare con lentezza il Paese. Siamo subito stati avvisati che il 2 febbraio scatterà il capodanno asiatico, il TET, e che sarà arduo se non impossibile, muoverci o sostare in qualsiasi città non avendo, già fin d'ora, prenotato sia il mezzo di trasporto che l'hotel per il periodo dal 20 gennaio al 7 febbraio. Il TET per gli asiatici non è solo inizio dell'Anno Nuovo ma anche il tempo per soddisfare un desiderio e un obbligo morale nell'andare a visitare i parenti, in special modo quelli defunti. Una specie di 2 novembre di festa e raccoglimento. Sulla tomba portano vestiti scarpe telefonini etc. confezionate in carta, come offerta, a cui poi danno fuoco consentendo loro di riceverla. Pertanto tutti, proprio tutti, si spostano da un posto all'altro per tutto il paese. Conoscendo la difficoltà che si viene a creare in questo caos, prenotano bus, treni, aerei e alberghi con mesi di anticipo. Noi che avevamo impostato questo viaggio all'insegna della lentezza, ci siamo bloccati al pensiero di spostarci con date e tempi così obbligatoriamente programmati, sapendo cioè già da adesso, dove e quando ci si dovrà trovare in ognuno dei posti che avevamo previsto di visitare. A complicare il tutto, la bella stagione tardava a partire. Nha Trang è una bella spiaggia ben organizzata per il turista occidentale, pertanto pensare di ritornare a nord ad Hanoi, per farlo punto di partenza per il treking sulle montagne attorno a Sapa o per trascorrere una notte su di un barcone, navigando tra gli innumerovoli scogli di Halon Bay, in una temperatura decisamente più fredda e con possibilità di pioggia maggiori non ci attirava poi tanto!
Per concludere stabilire con largo anticipo mezzi di trasporto e alberghi, si è rivelato per noi un problema insormontabile dal momento che di questo grande Paese conosciamo soltanto Nha Trang. Abbiamo perciò deciso di fermarci qui per un mese, tempo ne abbiamo e, passata l'euforia vietnamita e consolidata la stagione, cominceremo il tour attraverso questo sconosciuto Paese dalla lingua semplicemente strana e con delle curiosità che ci fanno sorridere sorpresi. Per prima cosa, scrivere è separare le sillabe fra loro aumentando di molto il numero dei segni per esprimere un concetto. Ad esempio: caffè diventa ca phe. Mancando di sostantivi, suppliscono con l'aggiunta di circa 6 accenti diversi, i quali possono essere posizionati numerosi sopra una vocale, anche tre alla volta, creando così più significati, senza nesso alcuno tra di loro, alla stessa parola. In questo modo nam può essere letto: in cinque, caldo, uomo, fungo, anno o sud. Da qui l'impossibilità di essere compresi, anche quando, mossi dalla voglia di partecipazione, ci si cimenti nel loro idioma. Se poi si lasciano le città e ci si inoltra in campagna, anche la calligrafia cambia. L'alfabeto occidentale viene sostituito da quello di tradizione vietnamita, inesorabilmente incomprensibile a noi.
Ora, armati di speranza di unire alla buona temperatura del luogo anche il cielo azzurro e il calore del sole, ci disponiamo a passare questo mese di gennaio, nella più completa rilasatezza, trascorrendo le giornate in spiaggia o a gironzolare in moto per i dintorni collinari, magari per fare il bagno in una baietta dalla sabbia bianca e soffice, allettati da qualche piatto tipico della zona a base di pesce.                         

lunedì 3 gennaio 2011

........fino a qui!.........

Con l'arrivo in Vietnam si conclude la prima parte del nostro viaggio, quella che ha goduto dell'organizzazione dell'Agenzia di Viaggi Garbin di Feltre. Per un passaparola a lungo raggio, siamo di Venezia e come detto l'Agenzia è di Feltre, abbiamo conosciuto Stefano Turrin che, entusiasta dei viaggi in treno, ci ha proposto di intraprendere quest'avventura di cui abbiamo concluso ad Hanoi la prima parte. 
Il ritorno dovrà essere concordato ed organizzato durante i prossimi mesi nei quali ci muoveremo in completa autonomia scegliendo mete, tempi e livello di comodità, che decideremo di volta in volta.
Oggi 29/12/2010, dopo 46 giorni in cui abbiamo attraversato 8 Paesi ed esserci fermati per qualche giorno in 13 città, confortati dal poter utilizzare macchina con autista e la professionalità di guide le quali molte volte si sono espresse in un più che dignitoso italiano, sopperendo così la nostra poco conoscenza di altre lingue, sentiamo il desiderio e la necessità di ringraziare tutte le persone che ci hanno aiutato. Senza loro il nostro viaggio sarebbe stato più difficile, più scomodo, meno interessante e più costoso.

Quindi un grazie a Bojan per come ha organizzato la nostra permanenza a Belgrado in Serbia e per averci fatto conoscere una persona simpatica e colta dalla conversazione piacevole come la nostra guida: il Signor Popovic, al quale va un nostro grazie per averci dato la possibilità di conoscere il punto di vista degli abitanti di questo splendido ed orgoglioso Paese.
Un grazie anche a Leyla per averci aiutato a destreggiarsi in una Istanbul caoticamente in festa; ad Ankara, il giovane iraniano Babek si è rivelato una fonte di informazioni preziose che hanno cambiato in noi l'idea che ci eravamo fatti su questa città.
E' sorridendo al ricordo dei giorni trascorsi a Teheran che ringraziamo Felice, una persona che oltre alla sua professionalità, unisce una generosità d'animo che ce l'ha reso indimenticabile; a Mashad non ci siamo sentiti solo due turisti in cerca di curiosità ma, nonostante il poco tempo trascorso, anche parte di quel mondo sconosciuto che è l'Iran. Questo nella protezione sicura di Jak che con la sua mole ci ha evitato qualsiasi inconveniente avessimo potuto creare, ignoranti quali siamo dei comportamenti sociali di questo luogo Santo.
Senza Ginette e Dima i segreti millenari di Merv e Gonur ci sarebbero ancora sconosciuti, a loro anche un grazie per averci fatto avere un'accoglienza più che amicale dalle persone che abbiamo incontrato nell'attraversare il Turkmenistan.
Non si trovano gli aggettivi adatti a ringraziare una persona come Urshid che ci ha preso per mano alla frontiera in Uzbekistan e per 9 giorni, con il suo fluido italiano e una confidenza da amico di lunga data, ci ha fatto conoscere i vicoli di Bukkara, la storia e le bellezze di Samarcanda, fino a scorazzarci per la vastissima Tasken.
Solo la demenza senile potrà sbiadirne il ricordo; la gentile e carina Irkan ad Almaty, con il suo mostrarsi imbarazzata per l'inglese scolastico e la sicura e gioiosa Rimma che ci ha sorpreso mostrandoci la città, ci hanno reso i 3 giorni trascorsi in Kazakistan meno freddi dell'inverno lì incontrato.
Un grazie anche a David ed Andrei che ad Urumqi ci hanno aiutato a cambiare il nostro programma in Cina, a Elia che a Xi'an ha fatto il possibile e oltre, per metterci in grado di comunicare con i nostri amici e familiari in Italia. Per finire grazie Linda per i tuoi sforzi a parlare italiano rendendo così più facile a noi destreggiarsi per la sorprendente Pechino.
All'amico e tutore Stefano Turrin ancora grazie e a risentirci presto per organizzare il nostro rientro in Italia nella certezza che sarà di nostra totale soddisfazione, lungo, interessante e comodo come fin qui.

martedì 28 dicembre 2010

P E K I N O - B E J I N

...............EST!
Pekino, il punto più ad est del nostro viaggio. Sono passati 40 giorni dalla partenza e le città che abbiamo visitato erano inizialmente, la vecchia Europa, poi l'Asia Religiosa, il nuovo Centro Asiatico dopo l'Unione Sovietica, ora la Sfida al mondo occidentale. 
A Pekino c'è la più vasta foresta di grattacieli che si possa immaginare. La città è nel suo lato più lungo di 170 chilometri per circa 120 e non si finisce di non ammirare la fantasia e la creatività degli architetti e urbanisti che in questi ultimi anni hanno prodotto ieri, ciò che ci si può aspettare venga utilizzato dopo domani. Le forme e i materiali usati sorprendono continuamente, dove volgi lo sguardo vedi quartieri simmetrici di grattacieli che dalla loro condizione attuale, sembrano essere stati edificati la scorsa settimana, tanto sono perfettamente intatti malgrado debbano per forza avere, non anni ma decenni, visto il loro numero. Tutta la città è nelle stesse condizioni non solo nel Centro. Se nelle vaste città dei paesi dell'Asia Centrale il loro aspetto è "grandioso" da sembrare vuoto di persone, poco vissuto, qui invece brulica di vita. Centinaia di migliaia di persone intasano vialoni, sottopassaggi, metropolitana e strade dal traffico intensissimo.
Chi legge, abbia, per noi, pazienza e comprensione. Partiti da una città che, sarebbe più giusto chiamare isoletta con i suoi 50.000 residenti, in cui la vita si svolge in spazi ridotti, tra edifici di 3/4 piani al massimo, senza traffico meccanico ma solo umano, dove peraltro il tempo sembra essersi fermato e rallenta anche quello di coloro che, saltuariamente o solo temporaneamente ne fanno parte. Noi, nella nostra meraviglia siamo dei provincialotti, che, dopo una visita a ciò che riesce ad inventarsi l'uomo moderno, siamo felici di tornare al nostro piccolo mondo fatto di trasporti lenti, nebbie e chiacchiere con amici seduti ai bar all'aperto, immobili e protetti. 
Quando si pensa alla Cina, la prima immagine che viene in mente è la Muraglia. Come tutti i turisti, anche noi abbiamo fatto la visita a questo incredibile Monumento, siamo sopravvissuti alla temperatura artica di quella giornata soltanto salendo numerosissimi gradini verticali di altezza variabile dai 5 ai 45 cm. Una faticaccia! Ma una volta arrivati alla sommità di quel tratto, nel guardardci intorno, ci siamo sentiti appagati e felici di aver intrapreso questa scalata, malgrado il dolore ai muscoli delle gambe che domani patiremo.   
Siamo venuti in Cina anche perchè io dovevo compiere una visita dal motivo personale molto importante. Pertanto, dopo aver trascorso la serata della Vigilia a teatro a vedere uno spettacolo della Scuola di Acrobazia Cinese, con esercizi dall'estetica godibilissima e dalle difficoltà da fermare il battito cardiaco, il giorno di Natale al mattino presto, siamo saliti sulla metropolitane e, dopo tre cambi di linea, siamo arrivati alla stazione ferroviaria di Pekino sud. Per l'organizzazione, tutte le stazioni cinesi, sono degli areoporti internazionali, con controllo documenti, macchine a raggi X per bagagli a mano e persone che ti perquisiscono numerose volte. Questa stazione/areoporto, non è solo nuova, grande, lucida ma da qui parte il treno superveloce per Tienjin, località a 130 chilometri. In questo siluro bianco, seduti in poltrona e serviti di acqua, thè e caffè da giovani hostess, in 30 minuti siamo arrivati a destinazione. Punta di massima velocità, 326 Km orari, nel silenzio e nell'immobilità del mezzo. 
Continuiamo ad essere bambini a bocca aperta nel giardino delle meraviglie, non dimenticando certo che sotto questa "normale" grandiosità ed efficienza, si cela un'asfissiante controllo individuale altrettanto grandioso ed efficiente. In questi giorni non siamo riusciti a comunicare con il mondo occidentale con nessun mezzo, cellulari ed internet bloccati. Se lo vuoi proprio fare devi usare i mezzi telefonici dell'hotel in cui alloggi dove, si sa, c'è sempre un'orecchio che ascolta di che parli e con chi lo stai facendo. Questo, che per noi sarebbe intollerabile, non lo si vede nelle faccie delle persone più giovani. Qui tutti sembrano aderire consapevolmente ad uno svolgimento di vita individualmente limitata. In piazza Tien Ammen abbiamo visto moltitudini di persone guardare estasiati un mega schermo che diffondeva immagini di parate militari oceaniche, il 26 dicembre, giorno del compleanno di Mao. 
Dalla potenza economica che, di tutte le sue sfacettature siamo testimoni, ci vien di pensare che forse i nostri nipoti o pronipoti dovranno necessariamente imparare ad esprimersi in cinese, se vorranno far parte del loro presente. 
Oggi 27/12/2010, con il treno, ci trasferiremo in un altro paese, meno ricco e meno efficiente ma dalla temperatura più godibile. Dai meno 7 di Pekino ai 30 di Hanoi-Vietnam. 
Si va verso sud, salutiamo quindi il Drago e la Fenice, rappresentanti cinesi.
 

                                                         Il nostro viaggio continua....

                                                                                    

X I A N - CINA

 In tutte le città in cui abbiamo sostato, l'albergo si trovava al centro o nelle vicinanze della zona pedonale, dove si poteva comodamente passeggiare tra i bar e i ristoranti o negozi alla moda, senza essere costretti a scansar macchine o bus o a farci rompere i timpani dalle strombazzate degli autisti frenetici. Di solito questi posti, sono frequentati da studenti o persone molto giovani che con i loro vestiti colorati e il loro vociare allegro, ti rendono felice di condividere la stessa atmosfera rilassata.
Anche qui a Xi'An la scelta dell'albergo è stata la più azzeccata. La piazza antistante si trova all'interno della cittadella ed è vastissima con al centro una piattaforma con aiuole che d'estate devono essere splendidamente. Tutta la piazza è circondata da negozi allestiti a festa e da ristoranti alla moda in uno spirito di frettolosa allegria. Ai lati della piazza, due larghe e alte costruzioni del '600, rendono l'ambiente di piacevole contrasto tra il presente funzionale e colorato e il passato dalle forme estetiche di precisa colocazione culturale.
E' come essere entrati in un alveare o in un formicaio. Una moltitudine di persone da confonderti, da perderti. Devi sempre tenere gli occhi  sui dei mega schermi che ti servono per sapere dove ti trovi e da che parte stai spostandoti. Attraversare la strada usando un sottopassaggio e come entrare in un salotto lucido, pulitissimo, illuminato, dove si conversa ci si incontra senza dover scansare le miserie della vita. Tutto sembra nuovo, efficiente, ordinato, pensato e creato per piacere e per dare l'aspetto di un potere economico incredibile, se visto da persone poco informate e solo tramite quotidiani che circolano nel nostro mondo, come noi. 
Milioni di persone vengono a Xi'an per vedere l'incredibile scoperta archeologica fatta solo per caso meno 50 anni fa e già diventata un'enorme business. Hanno fatto alla svelta, senza trascurare nulla che possa in qualche modo ostacolare la mano del turista, nell'entrare nella propria tasca per estrarre il solo scopo di questa sorprendente organizzazione, il denaro. Già 2200 anni fa in Cina si facevano le cose in grande. Una tomba celebrativa in una zona di una decina di chilometri di lato, hanno creato dal nulla due colline alte una cinquantina di metri, della circonferenza di circa 6 chilometri e, sotto  l'unica che a tutt'oggi è stata scavata, si è portato alla luce l'Esercito di terracotta posto a protezione della vera tomba del 1° Imperatore. I sondaggi effettuati confermano che la vera tomba si trova nascosta sotto la seconda collina, oggi ancora da scavare. Vedere la perfezione dell'opera nei suoi particolari riproduttivi di esseri umani, animali, carrozze e armature fa rimanere a bocca spalancata. Il tutto, come dicevo, esaltato da un'organizzazione efficiente fino a non dimenticare la cura e la pulizia delle varie strade di accesso, fatto a mano usando sapone e spazzettoni- Qui la mano d'opera non manca!! Certo che, come diciamo dalle nostre parti "se tanto me da tanto"!!??? che si troverà nella tomba personale dell'Imperatore!! Tutto il mondo è in attesa, e anche questo attendere, farà aumentare il business. Ci sanno proprio fare.
Tornando ai nostri spostamenti, domani ci aspetta un nuovo volo che ci porterà a Bejing-Pechino, La  Grande! e se lo dicono loro sarà veramente Grande.                

Da ALMATY - Kazakistan ad URUMQI - Cina

Personalmente avevo intrapreso questo viaggio, con un pò di disagio per la difficoltà di adattarmi all'ambiente limitato di uno scompartimento di treno. Rita, invece sembrava apprezzare la monotona comodità che si vive nello spostarsi con questo mezzo, se non si esclude la promisquità di odori cui non puoi sottrarti. Il treno però, ci dava la possibilità di fermarci a vedere quei posti dai nomi mitici che hanno, fatto nei millenni, la base della nostra attuale cultura. Istanbul - Teheran . Bukkara - Samarcanda, nomi che evocano carovane nelle sabbie dell'Asia, guidate da persone di caparbia curiosità e di sconfinato spirito di avventura. E' per calpestare le tracce di queste persone che, da Venezia e per tutta l'Asia, avevamo programmato di realizzare un sogno. Per questo avevo accettato di spostarmi nel ristretto spazio di cui si può godere nel viaggiare con questo mezzo. Il nostro percorso si era già sviluppato per almeno 9.000 km e ci stavamo oramai crogiolando nell'idea di esserci riusciti. Quando..... un'incomprensione tra le persone che ci aiutano ad organizzare le nostre tappe e la concomitanza delle Festività Natalizie, hanno interrotto il costante flusso di tutto questo.
Il 18 Dicembre, dopo aver salutato la graziosa Inkar, la nostra referente ad Almaty-Kazakistan, eravamo partiti per raggiungere Urumqi-Cina, un'altra delle tappe, sul sentiero nord, di questo favoloso percorso. La steppa in Kazakistan, bianca delle nevicate dei giorni precedenti, ci circondava sempre uguale, spezzata solo molto raramente dalla presenza di casette di pastori che, con i loro animali, in maggioranza cavalli, affiancavano le rotaie. Superati i monti SHAN, che fanno da barriera a nord-est, il paesaggio cambiava, e il biancore della neve scompariva. Non era nevicato, ma la temperatura era decisamente cambiata, fermandosi decisamente sogtto lo zero di circa 8 - 9 gradi, il tutto avvolto da un fortissimo vento che aumentava la sensazione di gelo e ci faceva conoscere  quanto fosse duro e disagevole, vivere da queste parti. Arrivati alla frontiera, ancora in territorio Kazako, il treno si è fermato e abbiamo assistito alla curiosa operazione del cambio delle ruote del convoglio. Con dei martinetti idraulici, piazzati ai 4 angoli di ogni singolo vagone, lo hanno sollevato e, dopo aver tolto il carro di ruote, lo hanno sostituito con un altro ma di larghezza diversa adatto questo, a sistemarsi sulle rotaie cinesi. Il tempo per espletare questa azione sommato al tempo per uscire dal Kazakistan si è rivelato esasperante, 7 ore! Per fortuna che, esperienza insegna, ci eravamo muniti di vivande come riso con delle carne e verdure, frutta, biscotti e, molto importante 2 tazze di plastica con numerose bustine di thè, con le quali farci colazione e scaldarci le ossa. L'arrivo in Cina nella sua ufficialità, ci ha sorpreso non poco. Le guardie di frontiera, distanziate di 10 metri una dall'altra, si erano schierate sull'attenti nel saluto militare. Non sapendo a cosa attribuire tale accoglienza, ci siamo beati che fosse in onore nostro per essere giunti fino a quel lontanissimo luogo sani e contenti.
Siamo quindi arrivati alla stazione di Urumqi, dove ci si doveva fermare un paio di giorni, giusto il tempo di visitare la città e andare a Tarfan, città millenaria ancor oggi integra ed abitata.
Abbiamo invece saputo, che il nostro progetto di percorrere in tutta la Via della Seta, non sarebbe stato più possibile. Una volta scesi dal treno e cacciati dalla stazione, per far posto alle altre centinaia di passeggeri in arrivo, accolti da un gelido vento teso, con una temperatura che sfiorava i meno 7 gradi, non abbiamo trovato nessuno ad aspettarci. Non c'era la guida e nemmeno la macchina con autista che, per tutto il percorso aveva reso comodo lo spostamento nelle città. Siamo rimasati quindi da soli infreddoliti per più di un'ora, fino a che, dopo aver pietito una telefonata con il cellulare di un cinese che si trovava lì per caso siamo riusciti a contattare l'agenzia e farci venire a prendere.
Era successo che il nostro arrivo, lì ad Urumqi, era previsto per il giorno prima e che dovessimo arrivare non alla stazione ferroviaria ma bensì a quella dei bus, distante un'ora di macchina. Vai a capire!!! A noi  erano stati consegnati, ad Almaty, biglietti ferroviari e non si poteva pensare che in Cina ci aspettassero imbarcati su un bus. Questo comunque ha creato l'inconveniente che, arrivando il giorno dopo il previsto la visita alla città di Tarfan era stata cancellata dal programma. A creare ulteriore confusione si doveva tener conto che, nell'approssimarsi delle Festività Natalizie milioni di persone libere da impegni, avevano programmato di spostarsi intasando in questo modo tutti i treni previsti in quei giorni e impedendoci di continuare, come speravamo ad usare lo stesso mezzo per concludere l'impresa. Ci siamo perciò dovuti imbarcare su un volo per XI 'AN con tanto di amaro in bocca                

martedì 14 dicembre 2010

TASHKENT - UZBEKISTAN

L'animale che rappresenta TASHKENT è la Cicogna, con cui ti puoi imbattere facilmente passeggiando per le strade della città vecchia. Il piatto tradizionale invece, qui è Lag'man, piatto composto da carne di manzo con spaghettoni e verdure cotte, il tutto per metà coperto da un brodo di pomodoro al quale aggiungere della salsa di soia. Semplice Saporito Nutriente
            .......Assalanm Alleykum......
Siamo nella capitale commerciale dell'Uzbekistan e la prima considerazione che ci viene alla mente è, che Tashkent non faccia parte di questo paese al centro dell'Asia. I suoi palazzoni adibiti a Ipermercati, gli enormi Mac Donald's, gli alberghi a esagerate stelle, potrebbero essere trapiantati tranquillamente in una qualsiasi capitale europea.
Il 25 aprile del 1966, un terribile terremoto distrusse almeno i 2/3 della città che ospitava un 1 milione e mezzo di persone. Ora, a quasi 50 di distanza possiamo testimoniare che gli architetti e gli urbanisti che hanno ideato e costruito la nuova Tashkent, avevano guardato nel lontanissimo futuro.
Oggi a Tashkent vivono quasi 3 milioni di Uzbeki e la città è in attesa degli altri, almeno 2 milioni di futuri residenti per riempirsi di vivacità e colore. La maggior parte degli abitanti non raggiunge i 30 anni di età e le 32 università presenti rendono questo luogo la culla dell'Asia del futuro. Ci sono viali lunghi chilometri a 4 corsie per senso di marcia, divise da 2 linee di binari per il passaggio del tram e dove i marciapiedi sono larghi almeno quelli di Manhattan. La Metro ti sorprende per la modernità mescolata alla tradizione archeologica e culturale del Paese, con soffitti a cassettone e file di lampadari da fare inviadia ad una showroom di Murano.
Quel terremoto distrusse anche la metà delle abitazioni della città vecchia con i suoi Minareti, Moschee e Madrasse, così che adesso, una via trafficata separa il quartiere vecchio ricostruito in stile modernissimo dall'altra metà che invece si miracolosamente salvata ed è stato solo ristrutturata, permettendoci di fare una passeggiata tra i vicoli labirinto di un centro commerciale millenario. A Tashkent ci sono moltissimi e vastissimi parchi, curatissimi dove è possibile passeggiare in tutta tranquillità e nell'assoluto silenzio da dimenticare il rumore continuo del traffico. E' una città pulitissima dove, nemmeno per caso ti può cadere l'occhio su un pezzo di carta o una bottiglia di plastica abbandonata. Sinteticamente si può dire che Tashkent sta vivendo la sua adolescenza.

                               ......Assalanm Alleykum......
le palme delle mani appoggiate sul torace, un doppio abbraccio che non vuol essere un finto baciarsi, ma solo far combaciare i cuori fra di loro!
                               ......Felice di Vederti..........
a nostro parere nulla di più semplicemente sincero.